Home News Notizie Grido d'allarme di Ance Calabria: "Le imprese edili non reggono più!"
Grido d'allarme di Ance Calabria: "Le imprese edili non reggono più!" PDF Stampa E-mail
Mercoledì 27 Ottobre 2010 09:53

Urgenze: Piano Casa, Housing sociale, Piccole Opere, Pagamenti Pubblica Amministrazione

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Ance lancia allarme edili in conferenza stampa - Grido d’allarme di Ance Calabria: la crisi economica ha colpito in modo pesante il settore delle costruzioni. Sono circa 4000 i posti di lavoro persi nel solo primo semestre del 2010. Già il 2009 era stato un anno difficilissimo, ma quello in corso si chiuderà in maniera ancora più critica per le imprese calabresi. E il 2011 non si prefigura migliore, anzi, l’assenza di interventi anticiclici e la mancata programmazione per lo sviluppo determineranno l'aggravamento ulteriore di una crisi già profonda. Il rischio - per Ance - è che si passi da una crisi economica a una crisi sociale.

Edilizia: malato da codice rosso - “Le imprese edili oggi sono come un codice rosso che arrivi in pronto soccorso – ha affermato Francesco Cava, nel corso della conferenza stampa convocata da Ance Calabria presso la sede catanzarese -. Un malato che necessita di interventi urgenti e non prorogabili. Solo dopo la loro attuazione si potrà pensare di spostarlo in corsia - ha stigmatizzato il Presidente dei costruttori edili”. Accanto a lui al tavolo i vertici provinciali di Ance: Gaglioti, Mazzuca, Macrì, Gentile.

Quattro i punti non rinviabili secondo Cava - Il riferimento va a quattro nodi cruciali in particolare: Piano Casa, Edilizia sociale, Piccole opere, Pagamenti alle imprese. Quattro nodi sui quali i tempi dell’economia e quelli della politica proprio non riescono ad eguagliarsi. Presidente, analizziamo i 4 punti in questione: quella nota come Piano Casa nasce come Legge finalizzata a introdurre da subito in circolazione fondi per le imprese capaci di dare loro una boccata di ossigeno. Ad oltre un anno e mezzo di distanza dal suo concepimento, oggi, dopo l’ultima proroga di 45 giorni prima della sua entrata in vigore, che cosa ci dice sul Piano Casa? “Sicuramente il passare del tempo ha snaturato la ratio del legislatore, che aveva in mente nel proporre questa legge di andare incontro alle classi medio basse e alle imprese edili in una fase congiunturale difficile. Da oltre 2 anni si attende l’entrata in vigore del Piano Casa. Tra discussioni, rinvii e polemiche la Regione Calabria ha subito anche l’onta del commissariamento su questo tema. Nell’estate scorsa, dopo una concertazione con le categorie molto proficua, è stato licenziato un testo che però ora viene nuovamente richiamato in Consiglio regionale per proposte di modifiche oltre che per la proroga della sua entrata in vigore. Come dire che in Calabria non vi sono certezze neanche di fronte a fatti normativi e ad approfondite condivisioni istituzionali. Quale funzione anticrisi potrà svolgere uno strumento come il Piano Casa se i ritardi non ne consentono l’avvio? Quello che non si comprende è che intanto la crisi va avanti e lascia sulla strada le imprese, che, stremate, chiudono. Emerge, purtroppo, che i tempi della politica, e non parlo di partiti ma di istituzione in generale, sono totalmente diversi e distanti da quelli dell’economia, o per dirla in termini più concreti, delle imprese e delle famiglie. Questo non è più accattabile, perché in Italia in generale, ed in Calabria in particolare, ciò rischia di trasformarsi in emergenza sociale, e non più solo crisi economica”. L’edilizia sociale è un altro punto sul quale la Calabria è ferma al palo, 120 milioni di euro bloccati: che cosa accade? “Accade che il Presidente Giuseppe Scopelliti e l’assessore Pino Gentile annunciano, per ragioni in cui non vogliamo entrare, la revoca del bando pubblicato lo scorso anno. Si tratta di un intervento con una duplice valenza: si rivolge alle imprese per la realizzazione di alloggi sociali e soddisfa i bisogni abitativi dei cittadini delle fasce più deboli. Ma anche qui, bando bloccato, interventi non avviati e, al di là delle motivazioni che ne hanno determinato la scelta, il risultato è che anche questo intervento non è partito e deve essere emanato un nuovo bando! Sono, come diceva lei, altri 120.000 euro fermi, in attesa dei tempi dei politica”. Nota dolente dell’amministrazione calabrese: i ritardi nei pagamenti. Le imprese edili non sono immuni da questo vero cancro dell’economia regionale, che erode ulteriormente i già deboli patrimoni delle nostre imprese. Ance al riguardo che cosa chiede? “Ance anche in questo caso non può che constatare una situazione paradossale nella quale si trova a dover operare. Il valore assoluto del rapporto finanziario Regione/imprese è simile se non superiore a quello riferibile alla Sanità Parliamo di ritardi di 24 mesi, per non dire della condizione venutasi a creare con il Consorzio di Bonifica Sibari-Crati, che aspetta i suoi corrispettivi da 17 anni. Le sole imprese della Provincia di Cosenza, in questo contesto, vantano crediti per 6 milioni di euro fin dal 1993-94. Parliamo di opere che nel frattempo sono diventate vecchie e necessiterebbero di ristrutturazioni. Siamo all’assurdo! Ci troviamo in una situazione in cui le imprese non possono più fidarsi degli Enti per quanto riguarda non solo i tempi, quanto pure la certezza dei pagamenti. Il Patto di stabilità blocca le casse degli enti, ma anche noi abbiamo dei taciti “patti di stabilità” con le nostre imprese. Dovremmo arrivare a mettere in mora gli enti inadempienti, ma la nostra è, e vuole continuare ad essere, una posizione di responsabilità, ci rendiamo conto che scegliere questa via li metterebbe sul lastrico. Scegliamo quindi di non farlo, ma non possiamo non segnalare la gravità inaudita della situazione. Esiste una proposta di legge regionale, la famosa Legge Magarò sui tempi di pagamento della P.A., l’Unione Europea renderà fra due anni più stringenti i tempi, ma nel frattempo, che si fa? Questa è davvero la nota più dolente del rapporto con la Pubblica Amministrazione”. Ultimo punto critico per i costruttori è il Piano delle Piccole opere, promesso ma, anch’esso, ancora non attuato: in che cosa sarebbe dovuto consistere? “La scorsa legislatura nel 2009 aveva stanziato 50 milioni di euro, anche in base alla proposta di Ance alla Regione Calabria, sulla base sia delle risorse stanziate dal Governo Centrale, sia della richiesta di risorse regionali dedicate. Di questi fondi abbiamo perso le tracce. Anche in questo caso si trattava di un piano in grado di rimettere in moto l’edilizia, soprattutto per le piccole imprese, poichè aveva ed ha il vantaggio di avviare piccole opere immediatamente cantierabili e traducibili in benessere sociale diffuso. Non dimentichiamo che ben il 30% del Pil regionale è generato dall’edilizia. Sono numeri che contano, eppure sembra che questo non venga compreso. Chiediamo pertanto: questi soldi ci sono ancora? Perché non vengono sbloccati?”. Veniamo, dunque, alle richieste, Presidente: che cosa chiedete alla Regione, dalle cui mani passano tutti e quattro i nodi in questione? “Nel corso della conferenza stampa tenuta recentemente da Scopelliti e Gentile è stato detto che c’è piena disponibilità di ascolto da parte della Regione. Bene, con questa conferenza stampa noi siamo qui per chiedere un incontro urgente. Chiediamo che vengano ascoltate le nostre istanze e che seguano i fatti per salvare un settore che è allo stremo delle forze: i fondi ci sono, allora vengano impiegati adesso, questa decisione non è più rinviabile”. Si parla di una mobilitazione generale annunciata, se non minacciata, dai costruttori: conferma? “Non è nel nostro stile, ma a seconda delle risposte che riceveremo dopo la conferenza stampa di oggi (25 ottobre, ndr), potrebbe seguire una mobilitazione degli Stati generali delle costruzioni: scenderemo in piazza con i nostri operai, è una condizione che l’intero Paese e la Calabria in particolare non può più tollerare”. (Rosalba Paletta) (Fonte Il Quotidiano Economico Online)